Un lettore scrive a “Quindici”: no al divieto di trasferta per le tifoserie organizzate

(quindici-molfetta.it) – Un lettore scrive a “Quindici” per esprimere la propria contrarietà al divieto di trasferta per i tifosi delle squadre di calcio. Questo il suo pensiero: «Premesso che non siamo padroni della nostra nazione e quindi del suolo pubblico della nostra amata Italia per ovvie ragioni, però vorrei esprimere delle mie personali opinioni, in merito ai “divieti di trasferta”, imposti dalle Prefetture, negli ultimi anni, alle diverse “tifoserie organizzate” che fanno parte dello stivale.

Non voglio essere frainteso e non voglio prender parte del movimento “Ultras” , ma impostando questi divieti, si sta violando uno dei Principi fondamentali, sanciti dalla nostra Costituzione ovvero quello che fa riferimento alla “libera circolazione da parte dei cittadini sul suolo pubblico italiano”. E’ anche vero che ormai non si tiene più conto della Costituzione visto che si nega la dignità a quasi il 20% della popolazione italiana.

All’interno dello Stato Italiano, possiamo annoverare la presenza della Polizia di Stato, Polizia stradale, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, Carabinieri, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Polizia Penitenziaria e della Polizia Giudiziaria: sembra difficile garantire l’Ordine Pubblico durante una partita di pallone? Sembra difficile garantire la sicurezza dei cittadini e degli sportivi che, pagando le tasse, contribuiscono nel mantenere in vita questi numerosi corpi di polizia?

In questo mio ragionamento, non voglio prendere le parti del “tifo violento” ma penso sia arrivato il momento di prendere provvedimenti seri per debellare il triste fenomeno della “violenza negli e fuori gli Stadi”. La “Medicina” del DASPO, comminata a chi si rende protagonista di atti di violenza, non sembra essere quella migliore, per curare il fenomeno della “violenza”. Punire in maniera pesante con il carcere, chi si rende protagonista di atti di “violenza”, ovvero comportamenti che possono comportare potenzialmente seri rischi, per la vita delle altre persone, rappresenta sicuramente una delle “potenziali” soluzioni al fenomeno.
Un dato comunque appare chiaro: non sono i divieti, non è la “Tessera del tifoso” e non sono i DASPO, quelle modalità utili attraverso le quali possiamo pensare di sconfiggere a lungo termine, In Italia, il fenomeno della violenza. Sforzarsi di andare oltre queste misure restrittive, è l’augurio che dobbiamo porci tutti quanti, al fine di poter tornare liberamente e senza vincoli, ad assistere a qualsiasi manifestazione sportiva, senza “temere”, il peggio».